Dedica

LogoCPIl concorso di poesia “Il lago nel cuore – Calceranica Poesia” è dedicato alla memoria della poetessa Noemi degli Alessandrini Stefenelli (1905 – 1970)

Noemi degli Alessandrini Stefenelli, nata a Civezzano in Trentino il 12 aprile 1905, morta a Trento il 30 novembre 1970 si sposa giovanissima con Ferruccio Stefenelli, medaglia d’oro e volontario trentino nella prima guerra mondiale, dopo aver concluso gli studi magistrali.
Dal 1929 ha vissuto quasi sempre all’estero con suo marito quando entra nella carriera diplomatica, dapprima come Console Generale d’Italia, in Tunisia dal 38 al 40 e poi in Cina fino al 1949. Successivamente dopo due anni passati a Roma al Ministero Affari esteri i coniugi Stefenelli ritornano all’estero quando il marito viene nominato nel 50/51 Ambasciatore prima in Congo belga – ora Repubblica Democratica del Congo – poi in Vietnam, ancora colonia francese – in Australia per finire la carriera in Ghana intorno alla fine degli anni sessanta.
Dalla madre Teresita degli Alessandrini nata Micheloni ha ereditato la passione per la poesia. L’amica e scrittrice Bice Rizzi alla sua morte scrive «…tutti i suoi scritti, la prosa e la poesia erano impegnati a cogliere nel bene e nel male con ammirazione o con comprensione i moti più intimi dell’animo umano che accomunano gli uomini di ogni razza e colore».
Ha pubblicato numerose pubblicazioni tra cui nel 1935 un libro di poesie dal titolo «Lontano» edizione di «Trentino» con disegni dell’artista trentino Guido Polo. Dalla Brigata alpina è stata insignita del titolo di Caporale ad honorem per la sua dedizione al battaglione Trento. A chiusa di queste brevi note biografiche facciamo seguire alcune poesie contenute nella sua pubblicazione «Lontano» dal quale è tratta «Lontano» dedicata al suo amato Trentino.

Testo a cura di Alberto Pattini direttore artistico del Concorso «Il lago nel cuore – Calceranica poesia».

LONTANO

Si vive, si va, si cammina
pel mondo
che sembra
infinito!
Si va, si calpestan le aiole
del sogno, si gusta la gioia,
si impreca al dolore,
ma ancor si cammina.
Poi… viene la sosta ad un culmine,
vano, d’allori e ricchezze,
o altri sogni raggiunti.

E si crede ad un tratto
di avere scordato
quel lembo di terra
che ci ha partoriti:
ci sembra lontano e meschino,
velato dal tempo,
quell’umile volto che un dì
ci arrise col verde dei prati
in riva ai ruscelli
nel placido incanto
in sonno, del bimbo.
Ma poi si ritorna.
Quell’angolo quieto che attese per anni
serbando reliquie,
qualcun che tornasse,
accoglie il viandante che riede
da tante contrade e la pace
a lui, proprio a lui ora chiede.

Si torna. E il cervello annebbiato
da tanti fantasmi si snebbia,
e questi diventan
ricordi
di tutto un passato
un pò lieto un pò triste
che, anche, ha lasciato
una traccia nel cuore
di ciò che si è amato.
Si accosta la sedia agli alari,
si chiamano l’ombre dei morti…
La nonna
arriva la prima, e tende le mani:
Sei tu figlia cara? Tu, gioia?
Che hai fatto,
in tutti questi’anni?
Che cosa hai veduto?
– O nonna, o nonna mia bianca,
nulla di nulla ho trovato che valga
il ricordo di una carezza
della tua mano,
sì lieve, sì stanca.

© Noemi degli Alessandrini Stefenelli